Durata Viaggio

Ho fatto il giro del mondo in 157 giorni e 4 ore

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domenica 26 settembre 2010

Los Colectivos

Secondo giorno in Perù, sempre a Lima.

La sera del primo giorno dopo un pomeriggio passato a vomitare, forse a causa dell'empanada presa per strada, il crucco mi ha chiesto di andargli a prendere una medicina in farmacia. Mi sono fatto dire la strada in ostello e con il vocabolario mi sono preparato la spiegazione per la farmacista. Per qualche strano motivo non avevo controllato vomitare, quindi mi sono dovuto prodigare in una imbarazzante messainscena di uno che vomita per poi scoprire che in spagnolo si dice come in italiano. Vale.

Il fulcro di questo post per vostra fortuna non è l'emesi del mangiapatate.
Questa mattina avevo infatti deciso di raggiungere un sito archeologico poco fuori Lima: Pachacamac. Mi si presentavano varie alternative per raggiungerlo:

  •  Tour organizzato (scartato a priori)
  • Taxi a circa 40 soles sola andata
  • Autobus pubblico 5 soles sola andata
  • Colectivos
I colectivos avevano attirato la mia attenzione già dal giorno prima, anche se un po' impaurito non mi ci ero avventurato, forse chi mi legge dal sud-est asiatico sa già di cosa parlo: sono dei furgoncini dotati di panche dopo possono essere stipate fino ad una ventina di persone autista e bigliettaio incluso, qui su ogni forma di trasporto ci sono l'autista e una persona che fa pagare il biglietto, seguono una rotta prestabilita e possono essere fermati in qualunque punto del tragitto, il bigliettaio oltre a far pagare apre la porta scorrevole e urla la rotta quando vede qualcuno sul marciapiede, si sale e scende velocemente come soldati su un mezzo militare.
Dopo questo preambolo mi sembra superfluo dire che la mia scelta è ricaduta sui colectivos.
Appena sveglio vado a fare colazione, prendo due banane così una la mangio e mi preparo per la gita fuori porta: segno sul moleskine nomi di strade e luoghi che mi potrebbero tornare utili durante il giorno, molto più comodo che portarsi dietro la guida che necessita immancabilmente di uno scomodo zaino a cui dovrei prestare troppa stancante attenzione, il portafogli lo lascio nell'armadietto dell'ostello insieme al passaporto, metto nella carta di identità i soles sufficienti a qualunque evenienza (così se mi ferma la polizia pensano pure che li voglio corrompere) e mi porto dietro anche la mia santa tessera scaduta della sapienza, tanto per essere barbone fino in fondo e ottenere sconti destinati agli studenti, a prova di scippo mi avvio alla ricerca del mio odierno mezzo di trasporto. Mi sono portato dietro anche la macchina fotografica nonostante possa attirare l'attenzione l'ho ritenuta indispensabile.

Vado all'incrocio tra due grosse strade e chiedo al primo furgoncino che si ferma se va a Pachacamac, si, botta di ...






Salgo e dopo neanche 20 metri si ferma nuovamente a caricare altra gente, inizialmente penso sia gratis ma dopo qualche fermata la bigliettaia rivendica i 2 soles dovuti. Sono seduto su una panca senza schienale, o meglio c'è ma è il dietro di quello dell'autista quindi ad ogni frenata io schiaccio l'autista sul volante e in accelarazione lui mi spinge contro quelli che mi sono seduti di fronte. La portiera su del mio lato è chiusa da un paio di giri di nastro isolante mentre quella da cui sale la gente viene tenuta aperta in continuazione. Sul colectivos già si sta stretti e un tipo addirittura non ha spazio per sedersi, nonostante ciò continua a fermarsi e a chiedere ai passanti di salire. L'autista si muove con destrezza nel caotico traffico peruviano con svicolate acrobatiche e manovre degne di uno stuntman. Addirittura si ferma e carica gente nella corsia di emergenza dell'autostrada. Dopo un'oretta le strade della città diventano sterrate e mi dicono di che sono quasi a destinazione e ora devo prendere un autobus pubblico. Mi fanno scendere e aspetto l'autobus numero 6 in un quartiere decisamente non turistico, certo della mia morte imminente cerco di fermare un taxi, se solo  ne passasse uno, in questi primi attimi di panico un bambino  a pochi passi da me si tira giù i pantaloni e concima il terreno. Fattomi coraggio chiedo ai genitori se era il posto giusto per prendere il bus e la loro risposta è purtroppo negativa. Decido di tornarmene a Lima un po' amareggiato per non aver potuto vedere le rovine ma in fin dei conti il mio obbiettivo era sopravvivere al colectivos...

1 commento:

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