Durata Viaggio

Ho fatto il giro del mondo in 157 giorni e 4 ore

Foto 900x433

giovedì 23 settembre 2010

E dopodomani Perù

L'idea di fermarsi a Quebec per qualche giorno è saltata. Quando sono andato a pagare per stare il terzo giorno ho sentito la frase peggiore per un viaggiatore zaino in spalla. Sentirsi dire "Fully Booked" significa senza alcuna previsione dover controvoglia cambiare i propri piani, perchè sicuramente tutte le altre accomodazioni della città avranno la stessa risposta. E così leggermente seccato mi sono messo su internet a vagliare le ipotesi papabili. Alla fine la deciscione è ricaduta su fermarmi la notte successiva a Montreal e prendere la notte il bus per New York.



Ergo torno a quella grande città francofona che non mi era piaciuta. Arrivo a Montreal dopo l'ora di pranzo con un rodimento unico sia per il fatto che ancora non avevo pranzato sia perchè ero di nuovo nella peggiore città del  Canada. Passo un apatico pomeriggio impegnato a lavare prima me poi i miei vestiti e la serata a cucire le patch sullo zaino, fortuna che fra le vaccinazioni prima di partire c'era l'antitetanica dato che il mio pollice destro si è trasformato in uno scolapasta. Dopo essermi punto con l'ago per l'ultima volta cado sul letto e mi addormento. Il mio principe azzurro verrà a svegliarmi con un bacio il giorno dopo in tempo per il check-out e per principe azzurro intendo l'indiano che stava al letto di sopra, e per bacio intendo avermi messo il piede in faccia scendendo. Ok sono le 11 am e il mio bus partirà alle 3 am mollato lo zaino alla stazione sorge l'ovvia domanda su come ammazzare il tempo, trovo la risposta nel vagare per la città. All'ora di pranzo arrivo  nel parco dove una quindicina di persone stanno suonando tamburi e altri strumenti a percussione mentre uno li vicino con movimenti scoordinati sembra stia cercando di ballare (so che quando avete letto scoordinati avete pensato subito a me, ma non ero io). Passo il resto della giornata vedendo qualche altra zona e una partita di football americano, alla sera mi godo la mia ultima Poutine e conosco una ragazza messicana che studia a New York anche lei in fila per prendere il pullman.

Nuovi inutili controlli alla frontiera destano il mio sonno ed eccomi rientrare nella terra a stelle e strisce. Alle 9 di mattina sono nell'ostello dove ovviamente mi dicono di tornare alle 3... Ergo nuovamente dopo una scomoda notte mi aggiro per le vie di Manhattan come uno zombie, passeggiando tra tombini fumanti e carretti in cui vendono qualunque tipo di cibo, la sera incontro pure l'australiana che avevo conosciuto a  Flagstaff. Sto sperimentando un po il tipo di vita che si faceva prima del cellulare dato che nessuno può chiamare altri, come la brasiliana che ho conosciuto in Canada sta anche lei in questo ostello l'ho incontrata il primo giorno mentre faceva il check-in e ci siamo detti: "Ci vediamo dopo"... Sono passati 3 giorni.

Cominciano adesso i preparativi per la prossima meta, si apre la Lonely Planet e si cercano su internet tips
per il Peru..


Poliziotti che mangiano ciambelle...

venerdì 17 settembre 2010

Quebecoise




Dopo quasi tre mesi che sono in continuo viaggio da una città ad un altra mai fermandomi più di un paio di giorni eccomi che arrivo nel punto più a nord che raggiungerò nel mio viaggio: Quebec o Quebec City scegliete se chiamarla al modo dei francofoni o degli anglofoni. Avevo intenzione di raggiungere un parco leggermente più sopra, ma quel leggermente si traduce in nove ore di pullman, quindi mi fermo, mi sembra di bestemmiare: ho già visto la città questo pomeriggio mi chiedo cosa posso fare domani tutto il giorno... e dopodomani? Ho comunque bisogno di recuperare dai 3 giorni di pullman, negli ultimi giorni ero sempre stanco e facevo fatica a svegliarmi, devo ricaricare le batterie che fra una settimana raggiungerò la parte più difficile, ma penso anche più bella del mio viaggio: il sud america. Anche perchè stasera ho cenato con una brasiliana che mi ha rincoglionito con tutti i bei posti dove andare nel suo continente, sembrava lavorasse per qualche agenzia di viaggi.
Comunque abbandoniamo le mie riflessioni e vediamo cosa ho fatto gli ultimi giorni.
Verso la fine della mia terza notte di pullman arrivo finalmente al confine con il Canada, il pullman si ferma e ancora assonnati ci fanno scendere e prendere i nostri bagagli, entriamo in un edificio dove un poliziotto canadese, noncurante dei miei postumi da "poco e scomodo sonno" , parte quella filastrocca di domande che comincio a conoscere:

-Da dove vieni?
 Italia
 -Perche vieni qui? 
Viaggio
 - Porti del cibo?
 Si caffè pasta e un paio di mele
-Stai importando droghe o sei venuto qui per compiere un atto terroristico?
Si sono il figlio della sorella di Escobar e Bin Laden sono venuto qui per distruggere il Canada... 


Sull'utilità dell'ultima domanda nutro seri dubbi.
Passati questi 5\10 minuti a farti domanda il tutto si conclude con un Wellcome to Canada e un'altro timbro sul passaporto

Cn Tower

Arrivo a Toronto alle nove di mattina mentre la città si sveglia, aria fresca città moderna e pulita anche qui gli homeless non mancano, ti aprono anche le porte dei centri commerciali o dei negozi. E' comunque una versione leggermente migliorata di una città statunitense. Parto subito alla ricerca del mio ostello, lungo la strada faccio colazione con una specialità canadese: la coda di castoro, non schifatevi è un dolce con sopra sciroppo d'acero. L'ostello fa il check-in alle 4, tecnica tremenda per costringerti a pagare il deposito del bagaglio, ma funziona sempre far leva sull'umanità di chi sta alla reception e convincerlo di quanto sia ingiusto un check-out alle 10 di mattina e un check-in alle 4 per rimediare il deposito gratuito. Aspettando le quattro comincio a vagare senza meta per la città arrivo fin sotto alla CN Tower e vedo la gente che entra allo stadio, speravo fosse una partita di Hockey ma erano i Toronto contro i Tampa di baseball prendo un biglietto da 7 euro e mi godo le successive tre ore di gioco. Nonostante l'orgoglio dei canadesi e quanto non piaccia loro essere comparati ai cugini americani questa città sembra faccia di tutto per essere americana sia nell'aspetto che anche nello sport: tutte le squadre giocano nella lega americana!!!





Il giorno dopo alle 8 di mattina vado a prendere il pullman che mi porta fino alle ericascate del Niagara. Prima quelle americane e poi mi dirigo con la barca verso le più famose canadesi a ferro di cavallo (horseshoe).
Niagara Falls
Il pullman ci scarica poi a Prince of Galles una città rimasta indietro di cinquant'anni che ancora non è stata Mcdonaldizzata e nelle sue bakery si possono trovare ottime pie di manzo o pollo. Qui conosco anche una scozzese di Glasgow che è stata praticamente ovunque, qualunque paese le nominassi lei partiva con una storia di quando era stata li.






Terzo giorno in Canada, ovviamente dopo due notti passate a Toronto non posso che cambiare location e la mattina prendo il primo bus per Ottawa, capitale del paese, scelta per trovare un compromesso tra i Quebecoise e gli anglofoni è divisa da un fiume  che d'inverno gela e ci si può pattinare: a Sud è Ontario a Nord è Quebec. Un posto pieno di edifici storici che ricorda un po l'Europa. Per le sue strade posso gustare anche una seconda specialità canadese: la poutine, patatine fritte ricoperte da formaggio fuso e un denso strato di suco con pezzi di carne, in certi posti ci aggiungono anche il foie grais. L'ostello è in una ex prigione nel centro non ci sono camerate ma stanzine con un solo letto a castello e sbarre al posto della porta.

Canali di Ottawa


Quarto giorno
Mi sveglio stanco morto, mi carico lo zaino che sembra essere sempre più pesante non so per quale motivo e cammino fino alla stazione del pullman per arrivare poi a Montreal.
Entro finalmente nella parte francese del canada e il clima è completamente differente, Montreal sembra una qualunque città europea, o meglio, francese. Appena sceso dal pullman un tipo mi strappa letteralmente la guida di mano e mi da indicazioni per dove andare e cosa fare in città. Montreal comincia male, il primo ostello a cui mi dirigo è chiuso, trovato uno aperto comincio a girare la città che non ha nulla di interessante a mio avviso, inoltre mancano spazi aperti a meno che non si vada in riva al fiume.


Museo della Natura Montreal


Il quinto giorno fuggo da Montreal e arrivo dopo qualche ora di pullman a Quebec, appena sceso alla stazione vedo un tedesco che avevo incontrato a Montreal, con scaltrezza lo evito, non voglio finire in una camera con lui nell'ostello. Comincia la faticosa camminata, il centro della città si trova in cima alla collina, ma finalmente mi trovo in una bella città con un pò di storia. Ok ora ho visto già la città due volte la prima da solo e la seconda con Patricia e Mirjam ora devo trovarmi qualcosa da fare per non impazzire in Quebec...

Quebec City


Quebec da una prospettiva migliore ovviamente non scattata da me





giovedì 16 settembre 2010

USA

Devo a malincuore dire che gli stati uniti per ora si sono rivelati la meta piu' deludente del mio viaggio. Non sapevo bene cosa avrei trovato ma certamente non immaginavo citta' vecchie e sporche, costituite da una downtown piena di grattacieli che sembrano dei giganteschi monoliti di acciaio o cemento dove qualcuno a scavato delle finestre, tutto il resto della citta': vediamo nei film la bella casa bianca a due piani con un giardinetto davanti e dietro circondata da una staccionata, una realta' travisata dai registi dato che quasi tutte le abitazioni in quartieri di un degrado impensabile sono dei prefabbricati minuscoli con il giardino in stato di semiabbandono delimitato da una rete metallica rotta ma dove comunque sventola una bandiera a stelle e strisce. Un numero indefinito di homeless ad ogni angolo di strada chiede un quarto di dollaro e qualunque tipo di servizio pubblico e' pessimo, fatta eccezione per quelli che costano 5 dollari a singola corsa, ma credo che questi ultimi siano gestiti da compagnie private. L'edificio piu' moderno e pulito che vedo nei boulevards e gli avenues delle citta' grosse o minuscole che siano e' sovrastato da una scritta al neon del tipo Burger King, Taco Bell o Dunking Donuts, e qui mi fermo perche' la quantita' dei nomi e' spropositata, si puo trovare la versione fast di qualunque cibo. Questo spiega anche le malsane dimensioni degli americani. Per non parlare dell'enorme quantità di mutilati e di persone su sedia a rotelle, questo penso sia causa sia dei vari conflitti in cui  la popolazione è stata sbattuta sia dell'assistenza sanitaria. Attraversando il paese più volte mi sono domandato come possa essere la nazione più potente del mondo, mi sono risposto che nonostante tutti i problemi la loro forza nasce da quella bandiera che vedo sventolare ad ogni angolo che unisce 300 milioni di persone, penso presto questo ruolo potrà essere preso dall' Unione Europea quando sarà qualcosa più che una moneta.

sabato 11 settembre 2010

Extrem hiking

Nonostante la pessima giornata il giorno dopo resto con i miei nuovi amici (dopotutto hanno la maccchina e mi possono portare in luoghi dove non potrei arrivare).
Si torna nel Grand Canyon stavolta da soli, senza guida, per entrare a far parte di quelle poche persone che ne toccano il fondo. L'inizio e' di una facilita' mostruosa: in discesa e con una temperatura umana. Nella discesa ho modo di conoscere meglio i miei compagni di viaggio e di scoprire che Yasmin dopo avermi detto che potrei uccidere qualcuno con il mio accento italiano si diverte moltissimo a correggere i miei errori grammaticali di inglese...
Per la prima volta dopo una camminata di qualche ora raggiungo la mia meta riposato e fresco come una rosa, bagno le dita nel Colorado river, torno un po piu' in alto e mi siedo ad ammirare il Grand Canyon, allungando ogni tanto la mano per controllare che il cielo limpido non sia un fondale finto. Inutile tentare di descrivere il panorama di cui sono stato spettatore. A differenza di tutte le altre volte che ho fatto hiking/bushwalking/trekking la parte peggiore comincia quando si va via. Mi giro per tornare in cima al canyon, di fronte a me ci sta un percorso di 6 miglia con un dislivello di poco superiore ai mille metri, come se non bastasse i vari termometri sparsi per il percorso segnano 34 gradi all'ombra! Fortuna che ogni 1.5 miglia c'era un rifugio con ombra e acqua fresca per riempire la mia camelbak che svuotavo ad una velocita' impressionante. Con la faccia rossa gonfia come un pallone e le gambe che ormai camminavanoo per inerzia dopo 3.30 ore raggiungo la cima.
Da USA Canada e Mexico

Da USA Canada e Mexico

Da USA Canada e Mexico

Un'oretta di pausa per fare compagnia a Yasmin che aspetta il pullman per tornare a flagstaff e con Julius riparto alla volta della Monument Valley. Quattro ore di guida in una strada priva di curve altre macchine o centri abitati, in cielo posso vedere tutte le stelle, magari fosse possibile anche a Roma. Ci fermiamo nell'ultima citta' prima della Monument Valley e cerchiamo un posto dove dormire, fatica sprecata costa tutto troppo e come vedremo il giorno dopo con la luce, la citta' altro non e' che qualche casa e 3 motel, l'unica soluzione rimastaci alla fine e' stata di dormire in macchina, raggiungiamo il centro visitatori e passiamo una splendida notte insonne nell'auto. Il giorno dopo il sole mi sveglia probabilmente cinque minuti dopo essermi riuscito finalmente ad addormentare. Entriamo di buon ora nella monument valley colazione nel bar e qualche minuto a vedere cosa vendono nel gift shop pieno di vasi fatti a mano dagli indiani della riserva (anche se non credo li abbiano fatti loro) ed e' li che ho sentito arrivare da qualche parte della stanza la frase: "Anvedi quanti cocci che channo questi" ci si riconosce ovunque. La monument valley e' imponente ma anche calda, troppo anche solo per uscire dalla macchina e mettersi a camminare, un vero e proprio forno, fortunatamente la si puo girare anche in auto. In meno di due ore riusciamo a vederla tutta e ce ne andiamo verso qualche luogo piu' fresco. E il mio turno alla guida e per sei ore guido su una strada rettilinea tra canyon e pianure desertiche prive di ogni traccia dell'uomo se non per l'ungherese che si stacca dal suo Ipad solo per guardare al contamiglia e ripetermi  con il suo pesante accento, peggiore del mio: "Slow down, don't kill the car".
Arriviamo a Panguicht vicina al Bryce Canyon in tardo pomeriggio e cerchiamo un ostello, niente solo motel, ci buttiamo in uno per 25 dollari a notte. Quel motel per me e' stato come il paradiso entriamo in camera pulitissima con bagno privato televisione  letti kingsize e DUE CUSCINI a testa. Il mattino dopo quando Julius mi ha svegliato alle 6 per andare al canyon mi e' sembrato di tornare ai tempi in cui mia madre mi svegliava per andare a scuola e io ancora abbracciato al cuscino imploravo quei maledetti 5 minuti in piu'.
Dopo quasi 10 giorni, con il senno di poi so quanto mi sarei dovuto godere quel comodo letto e quello dei successivi giorni in Las Vegas.

mercoledì 1 settembre 2010

Roadtrip

Nuovamnete con lo zaino in spalla esco e comincio a vagare tra i bus dell'aeroporto di Los Angeles cercandone uno che mi porti vicino a qualche ostello. Ostello, non credo che meriti questo nome il peggiore in cui sia mai stato: una camerata da venti persone con un solo bagno e senza porta che si potesse chiudere, neanche la cucina. Cerco di dimenticare l'ostello avviandomi nel centro della cittá. Ma purtroppo sono finiti i tempi facili dell'australia e della nuova zelanda, prendo un autobus che impiega piú di un'ora per portarmi nella downtown attraversando quartieri uno piu brutto dell'altro, l'impressione che ho avuto di LA e' di una cittá sporca e vecchia, fatta eccezzione per Hollywood Santa Monica e tutti quei quartieri tirati a lucido per i turisti.
Grazie al cambio di fuso orario ho vissuto per due volte il 24 luglio, cosa poco utile dato che la prima volta l'ho passato chiuso in un aereo e la seconda volta ad addormentarmi sui mezzi pubblici per via del jet lag.
Scappo il giorno dopo da Los Angeles e mi dirigo a San Diego, sul Greyhound pieno zeppo di messicani conosco un francese che andava a Tijuana in Messico. Ho deciso di seguirlo e passato il confine ho preso una camera nel suo stesso albergo. Ho potuto anche mettere alla prova il mio spagnolo per l'america latina: a capire capisco ma a farmi capire e' piu difficile, ne e' un pratico esempio il fatto che quando ho chiesto alla proprietaria dell'albergo dove potessi trovare un ristorante non turistico lei ha capito che cercavo le prostitute, cosa non difficile da trovare dato che ogni 5 metri nella via principale c'e qualcuno che cerca di venderti droga o di trascinarti dentro il suo strip club.
Il giorno dopo in mattinata abbandono il francese nella sua camera e torno negli stati uniti, mi faccio un giro per San Diego e mi vedo anche la partita di baseball, la sera prendo un autobus che mi dovrebbe portare a Tucson.
Arrivo a Tucson alle 5 del mattino e aspetto fino alle 6.30 che la stazione apra con un tipo che viene da Yuma vestito in pieno stile cowboy e con non piu di 3 denti in bocca, sembra il classico tipo che puoi trovare in un saloon di un western. Butto lo zaino nel deposito della stazione, mi prendo un biglietto per la sera con destinazione Albuquerque e comincio a vagare per la citta'. Prima impressione desolazione, la stazione dei pullman e' fuori la citta e mi e' toccato camminare per qualche minuti in una strada desolata con l unica compagnia dei cactus che crescevano nella sabbia ai lati della strada. Seconda impressione? Caldo, ma veramente caldo, 3 giorni fa stavo con poco piu di 10 gradi di massima e ora alle 7 del mattino gia sto sudando. Dopo 2 ore sotto il sole cocente torno alla stazione e decido di cambiare direzione per il nord un po piu fresco. Direzione Flagstaff Grand Canyon.
Arrivo a Flagstaff verso le 10 di sera e con il pesante zaino in spalla mi metto alla ricerca di un posto dove dormire. In citta' c'erano solo due ostelli e ovviamente quello mio era vuoto e l'altro pieno.
Il giorno dopo prendo una navetta con visita guidata al Gran Canyon, qui conosco i miei compagni di viaggio dei giorni successivi: Julius di Budapest, Gabriella di Cracovia e Yasmin di Sydney. L'ungherese ha una macchina quindi il giorno dopo ci si carica a tutti e ci porta a Sedona, la citta' ha una location eccezzionale circondata da enormi montagne rosse, ma purtroppo per me gli altri non avevano alcuna intenzione di fare hiking e mi hanno costretto tutto il giorno a passare di negozio in negozio uno piu' turistico dell'altro.
Ho cercato piu' volte di uccidermi con le rivoltelle in vendita nei negozi ma purtroppo erano riproduzioni per i turisti.

domenica 22 agosto 2010

Zaino in spalla si riparte

Ho deciso di abbandonare in anticipo la Nuova Zelanda, al mio arrivo avevo avuto l'impressione che fosse il luogo migliore dove viaggiare zaino in spalla ma di certo non in questa stagione. Il freddo la pioggia e la neve hanno limitato notevolmente le mie attivita', costringendomi anche a tornare velocemente a nord dopo aver raggiunto il punto piu' a sud, in cui per altro per ben due volte mi sono trovato ad essere l'unico ospite dell'ostello facendomi anche temere che un matto con un'accetta all'improvviso potesse sfondare la porta della camerata.
Ho spostato al 24 il volo previsto per il 31 con destinazione LA, e gia' che c'ero ho pensato di cancellare anche i due voli interni che mi avrebbero portato alla "Grande Mela". Mi sono reso conto che passare un mese in 3/4 citta' per quanto grandi siano non ne ho proprio voglia, all'inizio non pensavo di fare un viaggio cosi' dinamico ma di restare vari giorni nelle grandi citta ma la voglia di vedere ha preso il sopravvento costringendomi a spostarmi da un luogo ad un altro senza fermarmi piu di uno o due giorni.
Per quanto riguarda l'America avevo inizialmente pensato di noleggiare una macchina: le tariffe sono molto convenienti si trovano anche a 15 euro al giorno, purtroppo pero applicano anche una simpatica maggiorazione per i minori di 25 che varia da 25 a 35 dollari a seconda dell'agenzia, andando ad aggiungere gli almeno 400 euro di carburante necessari a fare il coast to coast la spesa lievita parecchio rispetto alle ingannevoli aspettative che un preventivo online puo darti, inoltre guidando questi tre giorni in Nuova Zelanda ho realizzato che dopo aver guidato per qualche ora la voglia di fare lunghe camminate scema considerevolmente... Ergo si continua con i pullman in cui posso mettermi cartina alla mano a pianificare la mossa del giorno dopo.
Mi sono fatto una vaga idea di come spostarmi ma so che e' inutile dato che probabilmente cambiera' (infatti mentre scrivo gia' l'ho modificato).

Tornando alla Nuova Zelanda, appena sono arrivato nell'isola del nord ho fatto i dovuti cambiamenti ai voli e ho preso una macchina per raggiungere Cape Reinga (che dovrebbe essere il punto piu' a nord), temevo di avere problemi con la guida a sinistra ma a quanto pare sono ormai abituato e l'unico problema che ho avuto era il suono emesso dalla macchina per ricordarmi di non superare i limiti, la strada e' un susseguirsi di curve che mi danno la nausea nonostante sia io a guidare, alla fine per fare 300km ci ho messo quasi 6 ore. Il giorno dopo riparto per gli altri 300km giornalieri e raggiungo Cape Reinga,  gli ultimi 100km  della penisola sono quasi completamente disabitati, il paesaggio altro non e' che bellissime colline immacolate con una mostruosa quantita' di pecore al pascolo e una  vuota spiaggia infinita che mi ha richiamato alla memoria le spiagge Australiane. Gli ultimi 20km sono invece montagne che finiscono a picco sul mare, sfociando alla fine nella punta dell'isola da dove si puo' ammirare il Mar di Tasmania unirsi all'Oceano Indiano creando una serie di increspature al largo.



Next stop Los Angeles


Per un'avventura piu' calda



lunedì 16 agosto 2010

Viaggiatore o turista

L'altro giorno stavo a Te Anua.
Sono arrivato presto la mattina quando una nube, troppo alta per chiamarla nebbia e troppo bassa per chiamarla  nuvola, ricopriva le colline che circondavano questa nuova meta sconosciuta.
Come sempre primo obbiettivo l'ostello: il YHA e' il piu vicino e con grande pigrizia mi sono buttato li. La mia camera non sarebbe stata pronta prima di mezzogiorno, sono le nove. Lascio lo zaino in ostello e comincio a cammanire sul lungolago.
Vedo su una sponda del lago un paesaggio che mi piace, voglio arrivarci e cosi comincia il mio litigio interiore: "No e' lontano" mi giro e cammino nella direzione opposta
"Se non ci vado non vedro da vicino quel posto che mi attira" mi rigiro e punto il luogo che come tanti altri senza motivo mi ha attratto.
Avro' fatto cinque o sei volte questo cambio di direzione mentre pensavo, fortuna che non c'era nessuno o mi avrebbe preso per matto.
Alla fine ho scelto di arrivarci. Era piu' vicino di quanto pensassi, un'oretta di cammino su spiaggia e bush, tanto che sono andato anche oltre, ho pure incontrato un tipo che vive dentro un pullmino che ha arredato come una casa con tanto di piante stufa e divano letto, questo e' molto Into the Wild, forse non crepera' in alaska ma pure qui fa molto freddo. Nonostante l'acqua del lago fosse limpida e cristallina quando ho cominciato ad avere sete ho preferito tornare indietro, non sono ancora cosi' tanto Into the Wild, quando banchettero' con un' alce da me scuoiata accompagnero' il mio pranzo con un buon calice di acqua di lago,  girandomi ho visto che la nube si era diradata e quelle che pensavo colline si sono rivelate alte montagne dalla cima innevata.
Il panorama e' nettamente migliorato. 
Ormai nella cittadella mi siedo su una panchina ad ammirare il lago completamente diverso da come lo avevo visto prima.
A quel punto entrano rapidamente in scena un  gruppo di persone palesemente italiani, ma potrebbero essere stati di qualunque altra nazionalita', chiassosi e intenti solo a prendere foto, pochi minuti risalgono in macchina e spariscono.
 Mi lasciano li solo con i miei pensieri, interrogandomi se sono come loro un semplice turista o se posso definirmi un viaggiatore solo perche il mio viaggio e' lungo, dormo negli ostelli e cerco di capire il piu' possibile della cultura locale. Non riesco a rispondermi neanche ora a distanza di giorni. Probabilmente mentre criticavo mentalmente quel gruppo perche' erano venuti fin la piu' per farsi le foto del lago che guardarlo o perche' erano giunti fin li per fermarsi dove tutti si fermano, qualcuno seduto mi fissava e mi criticava perche' a suo avviso per quanto cercassi di allontanarmi dal turista, per quanto ogni volta che trovassi un bivio scegliessi la strada meno battuta ai suoi occhi sono solo un turista che si ferma un po oltre l'apparenza.

Dimenticandoci i miei deliri ecco cosa ho combinato nei giorni passati...

Abbandono dopo sola mezza giornata la deludente Wellington per Christchurch, che anche mi delude, sto scoprendo che non mi piace piu stare nelle citta' ma preferisco stare nei piccoli paesini in cui mi pesso dedicare al bushwalking e trovare paesaggi strepitosi, o forse qui nelle citta' non c'e' nulla da vedere...
Quindi abbandono anche Christchurch direzione Lake Tekapo tra le alpi neozelandesi, per una volta la guida ci ha preso, tra le montagne innevate si nasconde un magnifico lago dall'acqua turchese.
Appena scendo dal pullman, purtroppo, devo utilizzare per la prima volta la copertura di plastica dello zaino, una pioggia gelida mi accoglie in riva al lago. Nonostante cio' mi avvicino al lago, congelandomi sempre di piu', e mi fermo un po a guardarmi intorno. Una volta persa completamente la sensibilita' a mani e piedi mi avvio alla ricerca dell'ostello, non e' difficile il paesino e' di 300 abitanti 3 ostelli 4 alberghi di lusso e un pub.
Al primo ostello che incontro alla reception quando chiedo una stanza mi rispondono con un laconico "Fully booked" dopodiche blaterano qualcosa e aggiungono un sarcastico "Good Luck". Non ho capito praticamente nulla di quello che mi hanno detto fra "fully booked" e "good luck", ma non so come ho intuito che dove correre a riprendere il bus se non volevo morire congelato in quel paesino. Ed e' cosi' che e' cominciata una tristemente comica e disperata corsa verso la fermata, fortuna che il pullman era appena partito e andava nella direzione in cui venivo, sbracciandomi e urlando in mezzo alla strada l'ho costretto a fermarsi.
L'autista ha fatto un po di storie ma alla fine mi ha fatto salire, direzione Queenstown.

Ho perso un lago ma ne trovo un'altro. Queenstown la meta sciistica piu famosa della Nuova Zelanda e' una piccola cittadina che sorge sulle due sponde di un grande lago circondato da montagne, o piu correttamente la  cittadina sta su una sponda, le costose case vacanza e gli alberghi di lusso stanno dall'altra parte.
Qui decido di dedicarmi ad una giornata di sci e mi vado ad affittare l'attrezzatura. L'idea di base era di farsi una giornata sulla neve, anche soffrendo un po il freddo dato che non ho l'abbigliamento e pensavo di dover sciare in jeans, ma alla fine un olandese mi ha prestato sia la tuta da sci che i guanti. Il che non e' servito a non farmi morire congelato, ma ne e' valsa la pena. L'autista che guidava il pullmino fino alle piste (che stanno a 20km da queenstown e ci abbiamo impiegato 40 minuti ad arrivare) era al suo primo giorno, e' partito dopo alcuni tentativi di mettere la prima e con delle frenate brusche tipiche di chi non e' abituato al pedale del freno del mezzo che sta guidando, quando ho visto la strada tutta tornanti che si inerpicava sulla montagna ho realmente temuto che il mio viaggio sarebbe finito qui!

P.s.
Maledetto google ogni volta che riesco a togliere le pubblicita' ne mette altre...

venerdì 13 agosto 2010

Nella terra di mezzo

La Nuova Zelanda mi sta dando proprio quello che mi aspettavo.I backpacker festaioli dopo Auckland sono del tutto spariti lasciando spazio a veri viaggiatori che si spostano per vedere il mondo, la gente e' molto piu' ospitale  e gentile rispetto agli australiani e il loro accento e' piu' facilmente comprensibile. Inoltre riesco a rimedierare passaggi dai neozelandesi senza alcun problema, il che mi fa sembrare di essere in un racconto di Kerouac o Chatwin

La prima tappa del mio viaggio dopo Auckland e' Thames, piccola cittadina, non c'e' assolutamente nulla se non un supermercato qualche pub e due fast food (sono ovunque!! vai anche nel peggior posto dimenticato da dio e stai pur certo che Subway Mc Donald e Burger King non mancheranno!) , si mette subito bene, chiedo indicazioni per raggiungere l'ostello alla persona giusta che si offre infatti di darmi un passaggio, si chiama Mike avra' una sessantina di anni circa e guida il carro attrezzi , quando si ferma davanti l'ostello mi dice che ha una macchina da caricarsi 10km dopo la citta' e che mi puo far fare un tour della costa in cambio di una mano. Mi riporta all'ostello dopo un'oretta, abbiamo caricato una macchina scassata di una coppia che poi abbiamo riscaricato alle stesse persone in una casa nel bush...
Anche l'ostello e' fantastico: accomodante e comfortevole come pochi altri.
Chiedo alla proprietaria consigli su come raggiungere i Pinnacles e salirci, unico motivo per cui sono venuto fin qua, la signora mi fa parlare con una coppia tedesca che ha una macchina e mi promette un passaggio per la mattina dopo. Non lo faranno, spariranno senza dirmi nulla... Stronzi.
Conosco anche Hadrien, un ragazzo francese che stava prima in Nuova Caledonia e ora stava aspettando che degli amici lo raggiungessero, vado con lui a vedere la partita del tri (si scrive cosi') nations e decide di seguirmi il giorno dopo sui pinnacles.
E' stato proprio lui la mia salvezza quando ho realizzato che ci avevano lasciato a piedi: ho visto che un altro ragazzo francese dell'ostello aveva una macchina e l'ho spedito a chiedere un passaggio, e' stato talmente bravo che ha convinto Etienne, il proprietario della macchina, a venire in cima con noi in modo di avere un passaggio pure per il ritorno.

Tornati dalla scalata l'ostello non aveva piu' una camera per noi, avevo fatto il check-out perche non pensavo di fermarmi a dormire  ma la fatica mi ha costretto a spendere una seconda notte in Thames, ci siamo dovuti accontentare della camera che stavano pitturando, non male un buono sconto soltanto per un po di puzza di vernice...

Mi rimetto in marcia e raggiungo Rotorua, zona termale che sorge nella bocca di un vulcano spento, ennesima sola mollatami dalla Lonely Planet che ormai non leggo per trovare dove dormire ma soltanto per sapere cosa c'e' nei posti in cui vado, ma a quanto pare dovrei smettere di usarla.
Rotorua, o come la chiamano i Kiwi Roto-Vegas a mio avviso senza alcun motivo perche' questo soprannome lascia suppore che sia un posto pieno di casino' o con una frizzante vita notturna, infatti la sera sembra una citta' fantasma. La zona e' comunque interessante, la citta' si trova dentro la bocca di un enorme vulcano e nei parchi ci sono pozze di acqua calda o fango bollente e geyser, addirittura ce ne e' uno che spruzza acqua ogni mattino esattamente alle 10.30 (sembrerebbe una sorta di miracolo della natura se non fosse che ci buttano dentro il sapone per creare lo spruzzo). Ho anche avuto modo di ammirare un triste spettacolo Maori che piu' mi ricordava una recita scolastica.

In fretta abbandono la deludente Rotorua per Taupo un'altra piccola cittadina che sempre si trova all'interno della bocca di un vulcano e anch'essa e' in riva ad un lago. Mollo il backpack al primo ostello e mi incammino per le huk falls, dopo 1.30h di cammino in riva al fiume giungo alla stretta gola che costringe il fiume a trasformarsi in rapide e a sfociare in un piccolo lago con un salto di una decina di metri. Dopo aver perso qualche minuto a contemplare il tutto mi rimetto subito in marcia, direzione craters of the moon. Lungo la strada per i craters of the moon una coppia di treviso che avevo conosciuto poco prima alle cascate si ferma e mi offre un passaggio. Questa meta turistica ricorda molto Te Puia che ho visitato ieri ma priva di geyeser. Sempre con la coppia di Treviso, dopo qualche minuti di indecisioni, mi dirigo ad una serie di pozze d'acqua termale che, purtroppo, si trovano piu vicino a Rotorua che a Taupo. Nella mezz'oretta passata in macchina per raggiungere Wai-Ta-Po (non credo si scriva cosi ma non ricordo bene) stavo gia vagliando le varie ipotesi per tornare a Taupo:
 autobus, no da li non partono autobus per Taupo,
autostop, no su questa strada mi investono se provo a fare autostop
alla fine l'idea migliore era farmi dare uno strappo fino a Rotorua e prendere di notte il bus per Taupo. Ma sono stato fortuna, proprio come detto da loro hanno voluto fare una buona azione e mi hanno gentilmente riaccompagnato fino alla mia sistemazione per quella notte, grazie a loro mi sono potuto godere una bellissima giornata e anche una parte della Nuova Zelanda che altrimenti avrei ignorato...

Il giorno dopo in mattinata si riparte direzione Wellington, punto di partenza per la South Island...


domenica 8 agosto 2010

Zaino in spalla: Nuova Zelanda

Le foto verranno qui la connessione e' troppo lenta

Continuo a tenermi al polso quel braccialetto giallo con la scritta: "Let the journey begin", come per dire anche IO sono un backpacker.

Faccio sempre nuovi amici che presto si abbandonano per una nuova meta,
da quando mi sono separato da Diego ogni tanto mi manca di non avere una persona un po piu' intima vicino, ma solo simpatici estranei che usi e ti usano per avere compagnia: in un giro per la citta', in una serata, in un viaggio in pullman, per una birra... Persone che il tempo cancellera' dalla mia memoria, sopravvivera' soltanto il ricordo del luogo e del momento, assieme a delle ombre senza volto e senza nome, ombre a cui la mia persona suppongo sortisca lo stesso effetto.

Ormai ho capito che per un backpacker essere soli e' una condizione  necessaria al viaggio, subordinata alla liberta.




Ho raggiunto quella Cima, quella di cui la guida non diceva nulla, quella sdegnata da chiunque altro, quella di cui non so neanche il nome, quella in cui c'e' solo un sentiero da percorrere per qualche ora.
So solo che ho deciso di arrivarci, ho speso una notte in piu' qui perche avevo deciso il pomeriggio di raggiungerla quando l'ho notata dal punto panoramico  e non volevo correre il rischio che il tramonto mi sorprendesse rendendo vana la mia salita e rendendo pericolosa la discesa.
Amo cambiare in un secondo, per qualcosa che inizialmente puo' sembrare futile, quel vago ipotetico piano di viaggio che creo nella mia mente. Se mi fossi tirato dietro un compagno di viaggio non sarebbe stato possibile vedere, non avrebbe giustamente accettato di sprecare una giornata per raggiungere una cima apparentemente come tante altre.
Mi sono arrampicato su di un sentiero da infarto ho dovuto attraversare un fiume con un ponte di corde, guadare qualche ruscello, salire non so quanti scalini e alla fine per la vetta vera e proprio arrampicarmi sulla roccia grazie a delle barre di ferro messe li proprio per chi vuole arrivare in alto.



Ma dalla Cima potevo vedere il mare della costa occidentale e l'oceano sulla costa orientale, c'era un panorama magnifico forse travisato e ritenuto piu' bello di quanto sia in realta' semplicemente per la fatica che mi ha portato ad ammirarlo.
 Questo e' essere un backpacker: raggiungere posti cosi' vicini ma dimenticati da tutti se non da qualche amante del trekking, e' vedere dall'alto verso il basso la montagna da cui ieri ho ammirato lo stesso panorama, e' essere l'unico a vederlo questa volta e non esserci arrivato conla macchina.
Potrei passare i miei giorni rimanenti in  a salire sulle montagne che mi circondano ora.
Certo e',
quelle nei dintorni per quanto differenti saranno sempre vagamente simili. E non sapro' mai se ci sono posti migliori in questo paese.
Il dilemma mi attanaglia: Vedere tanto di una parte o poco dell'intero?



Scendo.






Decido di non fermarmi, di ripartire.






Dalla Cima non vedo cosa c'e' in lontananza.






Voglio andare a vedere cosa mi nasconde l'orizzonte


mercoledì 4 agosto 2010

Australian Backpacker

Dopo Byron Bay sono riuscito a convincere Diego a fare una tappa ulteriore, abbiamo deciso di fermarci una giornata, arrivando la mattina e ripartendo la sera per Newcastle, a Coffs Harbour. Come molte cittadine della costa ha poco e nulla da offrire se non i paesaggi. Questa citta' mi ha attratto perche' sulla lonely planet avevo letto di una gigante banana in cemento armato e di un'isola piena di uccelli unita alla terraferma dal frangiflutti del porto, a posteriori l'isola piena di uccelli e la banana gigante mi fanno venire dei dubbi su una possibile omosessualita' latente. 
Mai scelta peggiore ho preso in questo mese: scesi dall'autobus noto subito che mancano gli armadietti per riporre gli zaini, proviamo a mollarli all'ufficio informazioni ma chiude alle 4, quindi ci e' poco utile essendo il nostro bus a mezzanotte. Dopo qualche altro vano tentativo in ostelli o alberghi riusciamo a lasciarli in un pub, che a fine giornata si rivelera' la nostra salvezza. Liberi dei pesanti zaini ci mettiamo in cammino verso la spiaggia che e' lontana dal centro abitato ma ovviamente la guida si e' dimenticata di segnalarlo. La rovina della giornata e' stato il diluvio che e' cominciato quasi immediatamente dopo il nostro arrivo, coperti con giacca e poncho abbiamo comunque continuato il cammino verso l'isola. Forse sara' stato per via delle scarpe e dei pantaloni zuppi o della lunga camminata o del freddo vento che tirava in riva al mare, ma quest'isola la ho odiata o forse ho odiato la guida a cui continuo ad affidarmi. Dopo aver camminato un'ora sotto l'acqua ci siamo trovati davanti quello che puo essere piu' correttamente definito: "uno scoglio troppo cresciuto con abbondante muschio che puo' sembrare prato, un albero e una panchina".
Delusi e infreddoliti ci siamo rimessi in marcia per Coffs Harbour alla vana ricerca di una lavanderia per asciugare scarpe e pantaloni, alla fine abbiamo dovuto chiedere nuovamente aiuto al pub dove ci hanno concesso di usare la loro asciugatrice. Ci siamo rintanati al caldo nel pub fino alle 10 ora alla quale qua si chiude... Per mia immensa sfortuna le scarpe non si erano ancora asciugate e ho dovuto usare per i giorni seguenti le infradito, questo mi ha dato quel tocco che mancava al look da zingaro: sporco con vestiti sporchi e scalzo in pieno inverno...








L'Australia





La mia avventura australiana si concludera' in poche ore. Diego l'ho gia' salutato qualche giorno fa, ora si trova in qualche ostello di Buenos Aires.
Non ho potuto vedere molti posti, alcuni perche' all'inizio del mio viaggio avevo paura di non raggiungere Sydney in tempo, altri semplicemente perche' sono raggiungibili esclusivamente con tour organizzati o gia' pieni o esageratamente costosi.
Mi aspettavo di viaggiare in un'Australia secca ed arida e invece mi ha sorpreso accogliendomi con una rigogliosa vegetaziona tropicale a nord e un ambiente piu' simile al nostro al sud.



Mi sembra assurdo che sia gia' passato un mese... 
Un mese, sto dando un'occhiata al primo post che ho scritto e mi ricordo delle domande che mi sono posto le sere prima di partire, mi sembra sia passata un'eternita', mi sembra di essere su questa strada da una vita.
Tutto cio' che prima mi incuteva timore adesso e' diventato normale parte del mio viaggio.
Ho viaggiato come non avevo mai fatto prima e mi sono innamorato di questo stile di viaggio.
Un mese, e non ho visto neanche una minima parte di questa nazione/continente che nasconde ancora luoghi fantastici, me li fara' scoprire magari un'altro viaggio piu' avanti.
Mi aspetta la Nuova Zelanda, e' piu' piccola, mi sara' piu facile attraversarla.


Fatta l'ultima passeggiata in Australia, per le vie di Sydney che ancora non avevo visto. Ovviamente, come ogni volta che non mi porto dietro la macchinetta fotografica, ho visto la parte piu' bella della citta'. C'e' ancora un po' tempo, potrei uscire e perdermi tra le vie della citta' che ancora non ho esplorato. 


Si.


Penso proprio che rileggo velocemente quello che ho scritto lo pubblico, e imbocco la strada che passa di fianco alla vetrina di questo internet point in direzione opposta all'Opera House